ll progetto espositivo nasce dall’intuizione che, attraverso epoche e geografie lontane, l’immagine della madre con il bambino costituisca una delle narrazioni visive più persistenti della storia umana. Dalle Mater Matuta dell’antica Roma alle raffigurazioni indiane di Hariti, fino alle Madonne rinascimentali si dispiega una continuità iconografica e simbolica che attraversa il Mediterraneo e l’Asia, il paganesimo e il cristianesimo, il mito e la devozione.
Le statue votive di Mater Matuta, rinvenute soprattutto nell’Italia centrale tra VI e III secolo a.C., mostrano figure femminili sedute che tengono in grembo uno o più bambini. Non sono semplici immagini di maternità privata: incarnano un principio cosmico e civile insieme. Mater Matuta è dea dell’aurora, del nascere, della rigenerazione della città. Il gesto di sostenere il bambino è insieme protezione e promessa, continuità biologica e stabilità politica.
Nella tradizione buddhista, Hariti — inizialmente demone rapitrice di bambini, poi convertita dal Buddha e trasformata in loro protettrice — viene raffigurata anch’essa seduta, circondata o affiancata da figli. Il suo corpo materno diviene spazio di redenzione: ciò che era minaccia si tramuta in cura. L’iconografia di Hariti, diffusa dall’India all’Asia centrale, condivide con Mater Matuta la frontalità solenne e la centralità del grembo come luogo generativo e simbolico.
Con il Rinascimento italiano, l’immagine della Madre con Bambino trova una nuova declinazione teologica ed estetica. Nella Madonna con Bambino di Botticelli, la relazione tra Maria e Cristo si fa intima, quasi sospesa in un tempo interiore. Il gesto della mano, lo scambio di sguardi, la tenerezza trattenuta trasmettono una dimensione umana che non annulla ma intensifica il valore sacro della scena. Se nelle figure arcaiche la maternità è emblema collettivo, qui diventa esperienza psicologica e spirituale insieme.
La mostra propone dunque una lettura comparata che non intende stabilire filiazioni dirette, ma rivelare consonanze profonde: la postura seduta come trono naturale, il bambino come segno di futuro e vulnerabilità, il corpo femminile come soglia tra mondo terreno e dimensione trascendente. Attraverso sculture, dipinti e apparati di confronto visivo, il percorso evidenzia come l’archetipo della madre con figlio si trasformi senza mai dissolversi, adattandosi ai sistemi simbolici di ogni cultura.
In questa prospettiva, Botticelli non rappresenta una cesura, ma una metamorfosi. La sua Madonna è erede inconsapevole di una genealogia millenaria: nel silenzio contemplativo del dipinto rinascimentale risuona ancora l’eco delle divinità antiche e delle madri sacre dell’Asia.
L’esposizione invita il visitatore a riconoscere, al di là delle differenze religiose e stilistiche, una medesima narrazione universale: la maternità come atto fondativo, come gesto che tiene insieme fragilità e speranza, memoria e futuro.